domenica 19 giugno 2016

IL FATTORE RELIGIOSO NELL'ATTUALE CONGIUNTURA LATINOAMERICANA* - Alessandra Ciattini



Nello scenario dei processi di destabilizzazione dei governi progressisti latinoamericani è opportuno interrogarsi sul ruolo giocato in essi dal fattore religioso. E ciò per due ragioni: il panorama religioso di questa regione sta radicalmente cambiando e tali cambiamenti influenzano la coscienza delle masse popolari.


Mi pare che pochi sappiano, almeno in Italia se non in Europa, che Eduard Cunha[1], presidente della Camera dei Deputati brasiliana che ha diretto il procedimento per giungere alla destituzione di Dilma Roussef, appartiene ad una chiesa pentecostale. Egli ha agito di concerto con altri deputati, di orientamento conservatore e reazionario (circa 70), che esplicitano chiaramente la loro fede religiosa e che, partecipando alla procedura di impeachment, hanno dedicato il loro voto a Dio.

A mio parere, questo fatto merita un qualche approfondimento per far sì che anche il comune lettore sia informato delle trasformazioni religiose che hanno investito negli ultimi decenni l'America Latina, su cui dibattono quasi esclusivamente gli specialisti o che sono denunciate con preoccupazione dalla Chiesa cattolica, perché da queste risulta fortemente danneggiata, essendo ridimensionato il suo ruolo egemonico tra le masse popolari. Considero tale riflessione quanto mai opportuna per delineare in maniera complessiva la strategia imperialista elaborata dagli Stati Uniti, che – dopo le sfiancanti e non popolari guerre in Afganistan e Iraq – sono tornati a guardare alla regione, che hanno sempre considerato parte integrante della loro sfera d'influenza. E ciò non solo per la grande quantità di risorse diversificate che essa contiene, ma anche perché rappresenta da sempre un mercato vicino e conveniente per la produzione statunitense. Ma ovviamente la possibilità di mantenere sotto controllo entrambe queste due dimensioni deve essere supportata da un intenso lavoro ideologico, volto a diffondere i “valori americani”, di cui si fa portavoce Obama e che sono incentrati essenzialmente sull'individualismo, sulconsumismo, sul raggiungimento del successo.

Tutti elementi che, in una forma sia pure mistificata, sono presenti nel messaggio di cui sono portatrici le nuove chiese pentecostali e le loro varianti neopentecostali, di origine statunitensi, anche se si sono successivamente gemmate in America Latina, danno vita a istituzioni prettamente autoctone come la Iglesia Universal del Reino de Dios [2].
Tenendo presente che le concezioni religiose orientano sempre il comportamento sociale dell'individuo e il suo orientamento politico, forse non costituisce una perdita di tempo dedicare una qualche riflessione al fenomeno pentecostale e alla sua ricaduta sociale e politica. D'altra parte, le intense campagne di evangelizzazione dei nativi e di estirpazione dell'idolatria tra di essi, condotte dai colonizzatori iberici, ci insegnano che il controllo della vita religiosa è indispensabile per tenere in piedi un certo sistema di dominio, anche perché attraverso di esso motivi e temi politici penetrano  in maniera surrettizia e in forma più efficace [3]. Si pensi, per esempio, al senso colpa scatenato dall'accusa di aver adorato divinità diaboliche, rivolta agli amerindiani, sfociato nel profondo senso di inferiorità indotto nell'indigeno, così chiamato perché privato della sua identità etnica e con essa della sua storia e autonomia. Senso di inferiorità di cui non poteva fare a meno un sistema disfruttamento bestiale e di inaudita ineguaglianza come quello coloniale, il quale ha prodotto uno tanti olocausti dai quali è stata ed è scandita la storia umana.

Prima di analizzare, sia pure brevemente, i contenuti delle credenze e delle pratiche pentecostali, forniamo qualche dato per dare un'idea della consistenza del fenomeno pentecostale, che non riguarda solo l'America Latina, ma anche l'Africa, l'Asia e l'Europa in forma indiretta a causa delle migrazioni.
Una recente ricerca, condotta dal Pew Research di Washington, pubblicata nel 2014 [4] rende noto che oggi i cattolici in America Latina costituiscono il 69% della popolazione, mentre fino agli anni '60 del Novecento erano il 90%. Inoltre, sempre dalla stessa indagine risulta che i cattolici hanno fatto propri una serie di valori secolari come il divorzio, l'uso degli anticoncezionali, ritengono necessarie innovazioni nella struttura ecclesiastica come il sacerdozio femminile e la fine delcelibato per il clero. Il risvolto di tale fenomeno è rappresentato dalla contemporanea crescita degli evangelici (in America Latina non si usa chiamarli protestanti perché questo termine è in stretta relazione con la storia europea), i quali tra il 1970 e il 2014 sono passati dal 9% al 19%. I due terzi degli evangelici appartengono a una denominazione pentecostale o si definiscono tali. Per quanto riguarda il Brasile, uno dei paesi progressisti dell'America Latina insieme al Venezuela, dove più forte è il tentativo di  far piazza pulita dei governi caratterizzati da una politica sociale a favore delle masse più povere e marginali, i pentecostali sarebbero circa 45 milioni.

A differenza dei cattolici gli evangelici hanno un atteggiamento etico più rigorista, nel senso che sono contrari al divorzio, al matrimonio tra individui dello stesso sesso, all'uso degli anticoncezionali; inoltre, partecipano più attivamente dei cattolici alla vita religiosa e si distinguono per il loro attivismo caritatevole verso i poveri. Ma c'è un altro elemento assai importante per caratterizzarli. Pur essendo assai eterogenee per struttura, credenze e liturgia, le chiese pentecostali hanno le loro radici nelle“Missioni di fede” statunitensi, provenienti dal movimento protestante di santificazione, il quale è portatore di un fondamentalismo evangelico volto ad un proselitismo aggressivo mirante all'incremento delle conversioni. Esso focalizza tutto il suo interesse sulla vita del singolo individuo, che deve essere riformata e ristrutturata secondo i nuovi ideali religiosi, stimolando l'indifferenza verso l'ambiente sociale e conseguentemente il disimpegno politico. Ha, inoltre, un esplicito orientamento anticattolico – giacché considera pagano il cattolicesimo – eanticomunista, essendo il comunismo una visione del mondo del tutto incongruente con la fede professata (C. Rondón Palmera, Pentecostalismo y minorías religiosas. Aporte a la sociología de la religión, Revista colombiana de Sociología, n° 28, 2007, p. 98).

Al centro del fenomeno pentecostale sta la fede nella discesa dello spirito santo sui seguaci del Cristo, avvenuta cinquanta giorni dopo la Pasqua di resurrezione, con la quale una serie di doni o carismi vennero effusi agli astanti, che grazie alla straordinarie capacità da questi attribuite avrebbero potuto portare avanti con successo l'evangelizzazione. L'importanza di tale evento segna tutta la liturgia pentecostale, nel corso della quale si mira essenzialmente a “sperimentare” collettivamente il sovrannaturale, che in essa si manifesta tramite miracoli, guarigioni, soluzione di problemi esistenziali. Si tratta, dunque, di una liturgia in cui non si trasmettono dottrine, quanto piuttosto ci si predispone, con danze e canti, con comportamenti emotivamente coinvolgenti, a raggiungere quella sorta di estasi collettiva, che già Durkheim aveva considerato il fattore fondamentale sul quale si costruisce ogni concezione religiosa del mondo.

In definitiva, una religione orale, gestuale, emotivamente trascinante, dai caratteri simili a quelli di uno spettacolo televisivo [5], che trasforma gruppi di individui di origini culturali ed etniche diverse in una comunità, sotto la tutela e il controllo – abbastanza visibile – di un leader carismatico. Al tempo stesso, una religione che ha recepito una serie di pratiche provenienti dal mondo africano (anche negli Stati Uniti e dal cattolicesimo popolare in America Latina) e che sembra coinvolgere essenzialmente i settori sociali bassi e medi della popolazione dei Paesi in cui attecchisce. In realtà, su questo punto c'è un dibattito tra gli studiosi, alcuni dei quali rifiutano l'idea di considerare il pentecostalismo una religione dei poveri, giacché essa coinvolge anche gruppi benestanti, i quali a mio parere però debbono essere considerati l'élite pentecostale, cui appartiene il su menzionato Cuhna.

Non potendo in questa sede ricostruire tale denso dibattito mi limito a ricordare l'analisi sviluppata negli anni '90 da Jean Pierre Bastian, secondo il quale la diffusione del pentecostalismo è legata a tutti quei processi che hanno prodotto lo sviluppo delcapitalismo periferico, quali lo sradicamento dalle campagne di ampie masse popolari, il loro successivo inurbamento ed inserimento nel mercato ma soprattutto in forma marginale, ossia nella dimensione economica informale. A tali classi, mescolate etnicamente nelle periferie delle grandi metropoli e strappate dalla religiosità propria della vita contadina, il pentecostalismo si presenta come unanuova strategia di vita, il cui obiettivo è rappresentato dall'acquisizione dei beni di consumo e dal successo lavorativo.

Il raggiungimento di questi obiettivi coincide con una sorta di salvezza intramondana, che si realizza grazie alla partecipazione alla comunità religiosa e alla guida del pastore, un autentico impresario che – come è accaduto alla Iglesia Universal del Reino de Dios – riesce a creare una vera e propria “azienda”. Quest'ultima – trasformatasi in holding finanziaria – non solo immette sul mercato una serie di beni religiosi (libri, CD, gadget, giornali, fumetti, magliette etc.), ma veicola tramite i mass media, di cui è proprietaria, il suo messaggio e pubblicizza le sue capacità miracolistiche, con programmi di forte impatto emotivo. Tale è la penetrazione tra dimensione religiosa ed economia in tali istituzioni che alcuni studiosi ritengono sia opportuno considerare i beni religiosi alla stregua degli altri beni circolanti nel mercato, ossia vere e proprie merci [6], tra le quali il consumatore-religioso dovrebbe scegliere “liberamente” quelle che più soddisfano le sue particolari esigenze relative alla sua ricerca di significato e di “salvezza”.

Tale considerazione ha spinto alcuni a considerare il pentecostalismo la religione dell'era neoliberale, per il suo accento sulla positività della ricchezza presente nella sua “Teologia della prosperità”, per l'enfasi sull' “autoimprenditorialità”, che contraddistingue sia il fedele povero, costretto a lottare quotidianamente nel mercato informale per sopravvivere, sia il pastore che espande la sua chiesa e il numero degli adepti [7], confidando esclusivamente nei doni dello spirito santo.  In tale nuovo contesto, l'aderente al pentecostalismo apprende una serie di strategie, che gli consentono di fronteggiare, con l'aiuto della comunità, la povertà e le incertezze, dovute alla flessibilità del mercato del lavoro, ma nello stesso tempo apprende ad autodisciplinarsi, a comportarsi sobriamente e a vivere la sua difficile condizione con ottimismo. Tuttavia, si trova ugualmente immerso in una struttura autoritaria, che ricorda l'hacienda agraria dove prima lavorava e dove era sottomesso al padrone, giacché ora la sua condotta è diretta e controllata dal leader religioso.

Nonostante il pastore cerchi di orientare l'interesse dei fedeli verso la dimensione religiosa, dalla quale dovrebbero ricadere – se si rispettano certe regole – i vantaggi per ogni individuo, e di fomentare un certo apolicitismo, di fatto questi ha stabilitocollegamenti con i partiti politici soprattutto di destra, ha sostenuto candidati invitando i suoi seguaci al voto, affermando che il “fratello deve votare per il fratello”. Sulla base di tale strategia, sostenuta dall'impiego opportuno dei mass-media, di cui sono proprietarie, le chiese pentecostali si trovano oggi a controllare consistenti pacchetti di voti, disposte a cederli a chi recepisce le loro indicazioni politiche.

Questo fenomeno risulta evidente se ci si documenta sul comportamento di vari leader politici latino-americani, come per esempio la stessa Dilma Rousseff, che durante la sua campagna elettorale ha visitato numerose chiese pentecostali e ha invocato il nome di Dio [8]; oppure possiamo citare l'antico leader del Partito messicano della Rivoluzione democratica, noto come AMLO, ora alla guida di MORENA [9], sulla cui testa addirittura un noto pastore pentecostale ha imposto le mani benedicenti [10]. Tali comportamenti sono senz'altro spia della politica opportunistica e – diciamo – pragmatica degli esponenti dei partiti latinoamericani di “sinistra”, che d'altra parte – come dichiara João Pedro Stedile, leader delmovimento dei Senza Terra a proposito dei governi di Lula e di Rousseff – hanno portato avanti una politica di concertazione di classe con la borghesia, ai cui esponenti hanno anche attribuito importanti cariche politiche [11]. Se questo è l'orientamento politico, consistente nella strategia di accaparrare voti, perché non accordarsi con i reazionari pentecostali, che paradossalmente controllano anche parte dei voti di quelle masse popolari beneficiate dalle politiche sociali dei governi progressisti, ma il cui livello di coscienza non ci si è preoccupati di elevare?

Abbiamo sin qui delineato sommariamente una serie convergenze ideologiche tra il pentecostalismo, i valori e gli strumenti manipolatori e propagandistici propri del neoliberalismo, ma ci sono altri elementi da tenere in considerazione per spiegare il successo di questa forma religiosa in particolare in America Latina. Si è spesso parlato di un accordo tra la Casa Bianca e Papa Wojtila, il cui oggetto sarebbe stato il reciproco appoggio, da un lato, per ridurre al silenzio in America le correnti cattoliche di sinistra, rappresentate dalla Teologia della liberazione e dalle Comunità ecclesiali di base, dall'altro, per contribuire a scalzare il socialismo est-europeo già vacillante per molti problemi, non ultima la necessità di destinare consistenti risorse alla corsa agli armamenti.

Per quanto riguarda l'America Latina tale politica è stata fatta ed è documentata, quanto  al socialismo reale è un'altra storia di cui non tratto in questo scritto. Mi riferisco, in particolare, a  una serie di documenti, che quando qualcuno menziona per spiegare le trasformazioni religiose subite dall'America Latina negli ultimi decenni, viene immediatamente accusato di essere sostenitore della “teoria del complotto”, come se tale teoria non funzionasse in certi casi. Da tali documenti (Informe di N. Rockfeller del 1969, Documento di Santa Fe I e II, 1980 e 1989) si ricava la forte preoccupazione dell'amministrazione statunitense per le tendenze progressiste presenti nella Chiesa cattolica latinoamericana, ispirate dal Concilio Vaticano II e dal Concilio di Medellín del 1968, espresse dalla celebre formula“opzione per i poveri”; essi sottolineano anche la necessità di modificare la religiosità di quella regione, avviando la sua protestantizzazione prefigurata da Theodor Roosvelt già nel 1912; processo che l'avrebbe resa più facilmente inglobabile.

Insomma, tali documenti esprimono ancora una volta che per gli Stati Uniti ogni tendenza di carattere progressista in America Latina può costituire una minaccia alla loro sicurezza e ai loro interessi, e pertanto è quanto mai opportuno reagire, ma con i mezzi adeguati. Inoltre, il documento di Santa Fe II si sofferma sulla riflessione diAntonio Gramsci, per la grande importanza che questi ha attribuito alla dimensione culturale e morale, agendo sulla quale sarebbe possibile innescare un processo di trasformazione radicale della società, guidato dagli intellettuali postisi alla guida dei movimenti sociali. Almeno questa è la lettura di Gramsci che si ricava da questo documento e da cui si vuole prendere spunto per operare a livello ideologico in maniera profonda, con l'intento di spezzare il legame tra le masse da un lato, la religiosità e la cultura progressista dall'altro. In sostanza, esso mostra che per gli intellettuali che lo redassero “non basta più lo Stato con i suoi caudillos, non basta il giogo della dipendenza economica, non basta nemmeno l'intervento militare diretto degli USA” (M. Filippini, Gramsci globale, Odoya, Bologna 2011, p. 150), bisogna anche operare con vigore nel campo ideologico.

Con ciò non si vuole sostenere certamente che il pentecostalismo sia un fenomeno solo indotto, giacché come si è visto è scaturito da condizioni oggettive, ma ciò non toglie che sia stato inizialmente finanziato e supportato dalle amministrazioni statunitensi. Per concludere, osservo quanto sia stata dannosa (a lei stessa) la scelta della Chiesa cattolica di allearsi con la Casa Bianca contro la Teologia della liberazione, se è vero che in America Latina ogni ora 400 fedeli l'abbandonano, ma d'altra parte i processi religiosi qui descritti potrebbero anche spiegare le aperture diPapa Bergoglio a quel mondo di diseredati che cercano di conquistarsi una qualche collocazione nel capitalismo periferico. 

Note 

[1] Il suo nome appare anche nei Panama Papers.
[2] Fondata in Brasile ma diffusasi in America Latina e negli altri continenti. Il suo fondatore è stato condannato per frode fiscale.
[3] L'importanza di questo aspetto trova ulteriore conferma nel fatto che il Dipartimento di Stato statunitense elabora ogni anno l'International Freedom Report sulla libertà religiosa e sul suo rispetto nel mondoPer il 2014 v.http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm.
[4] La ricerca ha riguardato 18 Paesi latinoamericani e Porto Rico (colonia degli Stati Uniti).
[5] Del resto, assai usato dai cosiddetti telepredicatori, che hanno trasformato le cerimonie religiose in spettacoli.
[6] Memori del commercio delle reliquie e della vendita delle indulgenze non ci dovremmo scandalizzare.
[7] I quali sono obbligati a versagli la decima parte dei lor guadagni.
[9] Movimiento Regenaración Nacional, corrente di sinistra del PRD da cui si è staccato.


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